Le distrofie muscolari sono dovute a mutazioni del DNA, pertanto si parla di distrofia muscolare genetica. Più precisamente, le mutazioni coinvolgono il gene responsabile della produzione della proteina distrofina. Questo gene è situato sul cromosoma X e la sua mutazione comporta un disturbo nel corretto sviluppo e funzionamento dei muscoli e la loro graduale degenerazione.
Le distrofie vengono in genere trasmesse per ereditarietà da uno o entrambi i genitori. Nel 70% dei casi le madri sono portatrici sane della malattia. Essere portatori sani di una malattia genetica significa possedere una copia del gene mutato, senza manifestare i sintomi della malattia ma con il rischio di trasmetterla inconsapevolmente ai figli.
Tuttavia, esistono circostanze in cui le mutazioni del DNA possono verificarsi spontaneamente durante le prime fasi dello sviluppo embrionale. Questo fenomeno, sebbene poco comune, spiega perché anche i figli di genitori perfettamente sani, ad esempio, possono essere colpiti dalla distrofia muscolare di Duchenne.
Ma quali sono i sintomi della distrofia muscolare e come si può riconoscere?
Le diverse forme di distrofia muscolare che colpiscono adulti, adolescenti e bambini possono presentare una serie di sintomi iniziali comuni:
- Debolezza muscolare progressiva: sia in forma generale che localizzata in specifiche parti del corpo, portando nel tempo a una perdita progressiva delle normali funzioni muscolari.
- Difficoltà nei movimenti: possono riguardare sia gesti piccoli che grandi, come afferrare oggetti o camminare e saltare.
- Tendenza alla camminata in punta di piedi: un comportamento adottato anche inconsciamente per compensare la debolezza muscolare nelle gambe e bilanciare il peso durante l’attività motoria.
- Limitazioni nei movimenti articolari: fenomeno dovuto all’accorciamento di muscoli o tendini.
- Affaticamento: anche l’esercizio fisico lieve o movimenti minimi possono provocare affaticamento e stanchezza eccessiva.
- Disfagia: ovvero difficoltà nella deglutizione.
- Problemi respiratori e cardiaci: molte forme di distrofia muscolare possono influenzare il normale funzionamento dell’apparato respiratorio e/o cardiaco.
Andando a guardare più nel dettaglio le varie forme di distrofia muscolare, ve ne sono alcune che presentano sintomi e caratteristiche distintive.
Nello specifico, tra i sintomi della Distrofia di Duchenne, che si caratterizza per un ritardo nello sviluppo motorio, troviamo anche assottigliamento delle ossa, scoliosi, lordosi e disturbi cognitivi.
La Distrofia di Becker, invece, presenta sintomi simili a quelli della Duchenne ma con un’insorgenza più tardiva (generalmente nell’adolescenza) e una progressione più lenta.
Per quanto concerne le altre forme di distrofia muscolare menzionate, tra i sintomi caratterizzanti rientrano:
- Distrofia dei Cingoli: lenta e progressiva debolezza simmetrica dei muscoli delle spalle e riflessi diminuiti o assenti.
- Distrofia Facio-Scapolo-Omerale: debolezza progressiva dei muscoli del viso, delle spalle e delle braccia, con difficoltà nel sollevare oggetti e tenere gli occhi chiusi. Può inoltre portare a una distorsione della bocca, a deficit uditivi e respiratori.
- Distrofia Miotonica: problemi nel rilassare i muscoli facciali e distali dopo la contrazione. Tra i sintomi si segnalano anche difficoltà a sollevare il collo, nella deglutizione, palpebre cadenti e debolezza nei muscoli del viso.
- Distrofia di Emery-Dreifuss: contratture tendinee, debolezza muscolare e problemi cardiaci.
- Distrofia Muscolare Distale: debolezza nelle muscolatura delle mani e nella muscolatura distale delle gambe.
- Distrofia Muscolare Oculofaringea: difficoltà nella deglutizione e debolezza nei muscoli facciali e oculari.
Infine, è bene tenere presente che in alcuni casi le persone affette da distrofie muscolari sperimentano dolori neuromuscolari, ovvero fitte, spasmi, sensazione di bruciore e dolore cronico ai nervi. Questi dolori possono variare in intensità da paziente a paziente e possono limitare la mobilità, influenzando negativamente la qualità della vita delle persone affette, specialmente nelle fasi avanzate della malattia.