Nonostante i progressi avvenuti negli ultimi anni, la diagnosi di endometriosi continua a non essere semplice, in particolare se si considera che la maggior parte dei sintomi è comune anche ad altre patologie. A ciò si aggiungono convinzioni erronee che, in alcuni casi, perdurano fino ai giorni nostri: ad esempio, c’è chi ritiene che un ciclo mestruale doloroso, così come frequenti fastidi durante i rapporti sessuali, siano esperienze “normali” e non dei campanelli d’allarme.
Ad ogni modo, la diagnosi di endometriosi avviene a partire dalla valutazione della storia clinica della paziente e dalla raccolta dei sintomi e della frequenza con cui si presentano, a cui segue a ruota una visita ginecologica generale.
Si passa poi all'individuazione del tessuto endometriale ectopico per mezzo di metodi diagnostici per immagini come l'ecografia transvaginale, la risonanza magnetica o la TAC.
Il metodo più efficace per giungere non solo ad una diagnosi, ma anche ad una valutazione dello stadio di evoluzione dell’endometriosi, rimane comunque l’osservazione interna per mezzo di una sonda a fibre ottiche, talvolta associata ad una biopsia, ossia ad un’analisi del tessuto estratto.
A seconda della posizione dell’endometrio ectopico, si richiede un esame pelvico - ovvero un’esplorazione vaginale - oppure del retto e dell’ano (sigmoidoscopia) o, ancora, della vescica (cistoscopia). In alcuni casi, occorre praticare una laparoscopia - vale a dire un’incisione chirurgica in prossimità dell’ombelico, eseguita in anestesia generale - per consentire al medico di osservare l’addome e i suoi organi, allo scopo di individuare anche minime placche di tessuto (invisibili con altri metodi).
I 4 stadi dell’endometriosi
Per definire con chiarezza il quadro clinico delle pazienti affette da endometriosi, ad oggi, in Italia, negli Stati Uniti e in molti altri Paesi, si utilizza il sistema di classificazione messo a punto dall’American Society for Reproductive Medicine (ASRM). Tale metodo prevede quattro livelli crescenti in base alla gravità e all’estensione dei danni provocati dalla malattia, rilevati per mezzo delle indagini precedentemente descritte.
Più in dettaglio, i quattro stadi dell’endometriosi sono:
- Stadio 1 (Endometriosi Minima) → La patologia è ancora in una fase iniziale: il tessuto endometriale ha un’estensione minima (pari a pochi millimetri) ed è localizzato in una posizione superficiale.
- Stadio 2 (Endometriosi Lieve) → Aumenta il numero delle lesioni, le quali risultano anche più profonde rispetto allo stadio precedente.
- Stadio 3 (Endometriosi Moderata) → Cresce ulteriormente l’estensione del tessuto ectopico. Inoltre sono presenti cisti ovariche mono o bilaterali - endometriomi - e formazioni di tessuto aderenziale e/o cicatriziale in prossimità degli organi pelvici.
- Stadio 4 (Endometriosi Grave) → Caratterizzato dalla presenza di lesioni assai profonde e di grosse cisti su una o entrambe le ovaie, nonché dalla crescita di tessuto cicatriziale e aderenziale in zone piuttosto estese (e, in alcuni casi, distanti dall’area pelvica).