Può capitare che l’utero retroverso si risolva spontaneamente (come può accadere durante la gravidanza), per cui non è necessario alcun trattamento.
Se, invece, ci sono sintomi che creano disagio, le possibilità per intervenire in modo efficace sono diverse.
È possibile, ad esempio, eseguire una manovra manuale per riposizionare l’utero nella sua posizione corretta. È un procedimento delicato e non invasivo, che può aiutare ad alleviare i sintomi.
In alternativa, si può usare il pessario di Hodge, un piccolo dispositivo in silicone o plastica che si posiziona all’interno della vagina per aiutare a mantenere l’utero inclinato in avanti. Può essere utilizzato temporaneamente o in modo permanente, se indicato.
In alcuni casi, invece, può essere utile ricorrere a un intervento chirurgico chiamato isteropessi, che serve a fissare l’utero nella sua posizione normale.
Oltre ai trattamenti fisici, sono disponibili anche cure farmacologiche mirate per attenuare i sintomi. Ad esempio: antidolorifici, antibiotici per le cistiti ricorrenti, lassativi per la stipsi o le terapie ormonali per trattare l’endometriosi.
Infine, può essere utile eseguire alcuni esercizi di rafforzamento dei muscoli del pavimento pelvico che sostengono l'utero e aiutano a ridurre gli eventuali sintomi.
Sarà il medico a valutare il trattamento più adatto alle proprie esigenze e alle condizioni specifiche.